Speciale online 20:30
Perché se Obama riprende l’iniziativa in Siria aiuta l’Ucraina
Gli Stati Uniti devono tornare a imporsi come potenza mondiale contrastando la strategia di Putin; per farlo occorre intervenire in Siria ed evitare la guerra in Ucraina, rischiando forse “di non porre fine a una guerra civile ma prevenendo lo scoppio di un’altra”. Lo ha scritto due giorni fa, sul portale Project Syndicate, Anne-Marie Slaughter, presidente della New America Foundation ed ex dirigente del dipartimento di stato americano. Slaughter non è una qualsiasi. Prima donna a ricoprire la carica di direttore del bureau di pianificazione politica al dipartimento di stato dal 2009 al 2011, è stata insignita da Hillary Clinton del Distinguished Service Award, l’onorificenza più prestigiosa concessa dal segretario di stato.
14 AGO 20

Gli Stati Uniti devono tornare a imporsi come potenza mondiale contrastando la strategia di Putin; per farlo occorre intervenire in Siria ed evitare la guerra in Ucraina, rischiando forse “di non porre fine a una guerra civile ma prevenendo lo scoppio di un’altra”. Lo ha scritto due giorni fa, sul portale Project Syndicate, Anne-Marie Slaughter, presidente della New America Foundation ed ex dirigente del dipartimento di stato americano. Slaughter non è una qualsiasi. Prima donna a ricoprire la carica di direttore del bureau di pianificazione politica al dipartimento di stato dal 2009 al 2011, è stata insignita da Hillary Clinton del Distinguished Service Award, l’onorificenza più prestigiosa concessa dal segretario di stato. Nel 2010, Slaughter contribuì alla stesura del primo piano politico-strategico quadriennale degli Stati Uniti. Un piano innovativo che avrebbe basato la politica estera americana sul pilastro delle politiche per lo sviluppo e l’impiego crescente dei corpi civili. Nel febbraio 2011 è tornata all’Università di Princeton, dove insegna tuttora Relazioni internazionali, restando consulente del dipartimento di stato.
L’analisi di Slaughter traccia le linee guida che la Casa Bianca dovrebbe seguire per porre fine alla crisi ucraina e – forse – a quella siriana. “E’ tempo che Obama dimostri di poter usare la forza in circostanze diverse dall’uso dei droni o da operazioni sotto copertura”, scrive Slaughter. Il richiamo all’interventismo è reso necessario dal ruolo di potenza mondiale che spetta agli Stati Uniti. Washington deve tornare all’iniziativa invece di negoziare “con le mani legate dietro la schiena” perché “se ai proiettili si risponde con le parole, i tiranni trarranno le loro conclusioni”. La tesi è questa: la Russia ha dettato finora le regole del gioco “facendo in Ucraina ciò che Assad ha fatto in Siria” ovvero dipingendo un’opposizione politica legittima come un gruppo di terroristi e ricorrendo a provocazioni e bugie per trasformare le proteste non violente in attacchi armati che giustificano l’uso della forza. L’intervento in Siria, secondo Slaughter, porterebbe sia Putin sia Bashar el Assad al tavolo delle trattative: la mediazione russa per prevenire l’intervento armato a Damasco sarebbe a quel punto fallita e gli Stati Uniti riacquisterebbero l’iniziativa. Slaughter è cauta sull’efficacia delle sanzioni economiche imposte a Mosca dopo il referendum in Crimea. “Se il rublo affondasse e gli investimenti esteri diminuissero”, scrive, “il popolo russo diventerebbe più insofferente, dando a Putin ulteriori motivi per aggredire altri paesi dell’est Europa. Per scongiurare questo rischio, piuttosto, Obama deve colpire il regime baathista. Certo, dice Slaughter, “finché la Russia è membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu è impossibile colpire Assad”. L’unico modo è quello di far valere la Risoluzione 2139, approvata anche col voto favorevole di Mosca.
L’analisi di Slaughter traccia le linee guida che la Casa Bianca dovrebbe seguire per porre fine alla crisi ucraina e – forse – a quella siriana. “E’ tempo che Obama dimostri di poter usare la forza in circostanze diverse dall’uso dei droni o da operazioni sotto copertura”, scrive Slaughter. Il richiamo all’interventismo è reso necessario dal ruolo di potenza mondiale che spetta agli Stati Uniti. Washington deve tornare all’iniziativa invece di negoziare “con le mani legate dietro la schiena” perché “se ai proiettili si risponde con le parole, i tiranni trarranno le loro conclusioni”. La tesi è questa: la Russia ha dettato finora le regole del gioco “facendo in Ucraina ciò che Assad ha fatto in Siria” ovvero dipingendo un’opposizione politica legittima come un gruppo di terroristi e ricorrendo a provocazioni e bugie per trasformare le proteste non violente in attacchi armati che giustificano l’uso della forza. L’intervento in Siria, secondo Slaughter, porterebbe sia Putin sia Bashar el Assad al tavolo delle trattative: la mediazione russa per prevenire l’intervento armato a Damasco sarebbe a quel punto fallita e gli Stati Uniti riacquisterebbero l’iniziativa. Slaughter è cauta sull’efficacia delle sanzioni economiche imposte a Mosca dopo il referendum in Crimea. “Se il rublo affondasse e gli investimenti esteri diminuissero”, scrive, “il popolo russo diventerebbe più insofferente, dando a Putin ulteriori motivi per aggredire altri paesi dell’est Europa. Per scongiurare questo rischio, piuttosto, Obama deve colpire il regime baathista. Certo, dice Slaughter, “finché la Russia è membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu è impossibile colpire Assad”. L’unico modo è quello di far valere la Risoluzione 2139, approvata anche col voto favorevole di Mosca.
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In quel documento si affermava la necessità di aumentare gli aiuti umanitari in Siria, ma anche che tutte le parti dovevano astenersi dal colpire i civili con l’uso indiscriminato di armi nelle aree abitate. “Gli Stati Uniti dovrebbero eliminare gli aerei ad ala fissa usati dal regime, implementando la risoluzione Onu”, suggerisce Slaughter. “La Siria potrebbe ancora usare gli elicotteri, ma almeno daremmo un segnale che il gioco è cambiato”. Solo a quel punto, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna dovrebbero chiedere l’approvazione del Consiglio di sicurezza per l’azione già intrapresa, così come accaduto con l’intervento Nato in Kosovo nel 1999.
L’editoriale di Slaughter ha scatenato le critiche dei conservatori americani: “Ci ha ricordato perché siamo felici di non vederla più lavorare per il governo”, ha ironizzato Daniel Larison sull’American Conservative.
In quel documento si affermava la necessità di aumentare gli aiuti umanitari in Siria, ma anche che tutte le parti dovevano astenersi dal colpire i civili con l’uso indiscriminato di armi nelle aree abitate. “Gli Stati Uniti dovrebbero eliminare gli aerei ad ala fissa usati dal regime, implementando la risoluzione Onu”, suggerisce Slaughter. “La Siria potrebbe ancora usare gli elicotteri, ma almeno daremmo un segnale che il gioco è cambiato”. Solo a quel punto, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna dovrebbero chiedere l’approvazione del Consiglio di sicurezza per l’azione già intrapresa, così come accaduto con l’intervento Nato in Kosovo nel 1999.
L’editoriale di Slaughter ha scatenato le critiche dei conservatori americani: “Ci ha ricordato perché siamo felici di non vederla più lavorare per il governo”, ha ironizzato Daniel Larison sull’American Conservative.